Scommesse non AAMS in Italia, 2026: le due strade, i costi e chi ci sta dentro
Dati aggiornati al 31 Ottobre 2026; numeri di concessione e stato dell’inibizione verificati sull’elenco dei concessionari e delle pagine sui siti inibiti di ADM (ex AAMS).

Chi cerca un bookmaker «non AAMS» di solito cerca una cosa sola: un’alternativa. Più mercati, quote migliori, un bonus che gli operatori italiani non possono pubblicizzare. La ricerca di quella parola porta su domini che finiscono in .com, che parlano italiano, che promettono quota 2,05 su un pareggio dove il concessionario sotto casa ne dà 1,90. Sembra conveniente. Poi si apre il conto, si deposita, e si scopre che il sito non ha una concessione ADM — cioè non ha titolo per raccogliere gioco in Italia — e che l’elenco pubblico dei domini inibiti ci mette dentro anche quello. La partita si gioca fra due strade: quella del concessionario, con i suoi vincoli e le sue tutele, e quella del .com senza concessione, con i suoi prezzi e i suoi rischi. Questo pezzo non ti dice dove giocare. Ti dice cosa c’è su ciascuna strada, quanto costa percorrerla e a chi conviene l’una o l’altra.
Siti non AAMS: cosa sono e perché la parola è invecchiata male
La sigla AAMS non esiste più come autorità dal 2012, quando l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato è stata assorbita dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Oggi si scrive ADM, e in un testo ufficiale troverai sempre «ADM (ex AAMS)» alla prima menzione. Il mercato però non ha aggiornato il vocabolario: cercare «non AAMS», «siti esteri», «siti stranieri» è la stessa cosa che cercare «senza concessione ADM». Chi ha un negozio in centro ti dice ancora AAMS, e ha torto, ma si capisce.

La sostanza è questa. Un bookmaker che vuole servire giocatori italiani ha bisogno di una concessione per il gioco a distanza, rilasciata per singolo sito e gestita su un dominio .it che il concessionario controlla. Non è una licenza a sportello: le concessioni si assegnano con gara pubblica, e il concessionario deve dimostrare di essere una società di capitali con sede nello Spazio economico europeo, presentare un piano di investimenti e impegnarsi sui limiti di deposito che ADM fissa nel bando. La gara del settembre 2025 ha assegnato 52 concessioni a 46 società su 93 domande, a circa 7 milioni di euro per nove anni, e il nuovo regime è partito il 13 novembre 2025. La durata massima è di nove anni, senza rinnovo. Chi entra, entra per un giro e poi esce.
Perché nove anni e un bando da milioni contano nella tua lettura della parola «alternativa»? Perché spiegano il prezzo. Chi ha pagato quel biglietto deve recuperarlo, e in parte lo recupera con il margine che sta dentro le quote. È la ragione per cui il concessionario ti sembra caro e il .com ti sembra generoso — non la generosità di nessuno.
Il test per capire chi ce l’ha è uno soltanto: l’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza che ADM tiene pubblico. Niente altro. Non il design del sito, non il numero verde, non il bollino in fondo alla home. E qui arriva la parte che quasi nessuno ti dice: quell’elenco non ha una colonna per i giochi. Vedere un nome nella lista significa che quella società e quel dominio sono autorizzati a raccogliere gioco a distanza, non che offrano scommesse sportive. Un concessionario può avere diritto a scommesse, poker e skill games, casinò, exchange e bingo in qualunque combinazione. Se ti interessa la partita di domenica, la lista non ti risponde. Ti risponde il sito dell’operatore, dove il concessionario dichiara il proprio numero di concessione e la propria ragione sociale nei termini e condizioni.
Il numero di concessione è la cosa più utile che puoi cercare: è un identificativo univoco, cinque cifre, legato a un singolo dominio. Nella lista letta il 25 ottobre 2026 le righe sono 52, con codici da 16000 a 16051, e una società può tenerne più di una sotto di sé.
Anche il conteggio delle righe non è il conteggio del mercato. L’elenco non è esaustivo di tutti i rapporti in essere nel Paese, e un marchio che non compare fra i dieci trattati in questa pagina non è per questo senza licenza. Il marchio assente da un confronto resta un marchio assente da un confronto, non un marchio irregolare.
Il quadro normativo: D.Lgs. 41/2024, concessioni e cosa si può giocare
Il riferimento di sistema è il decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41, il «Riordino del settore dei giochi pubblici, a distanza», pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 78 del 3 aprile 2024. È il testo che ridisegna le concessioni e che oggi disciplina chi può raccogliere gioco online e a quali condizioni. Le concessioni non si rinnovano, durano al massimo nove anni, e durante il rapporto le condizioni della concessione e il regime fiscale restano fissi.
Cosa entra dentro una concessione telematica lo dice l’art. 6, comma 1, che elenca le tipologie ammesse: le scommesse a quota fissa e a totalizzatore su eventi sportivi — compresi quelli simulati — e su corse di cavalli; i concorsi pronostici sportivi e ippici; i giochi di ippica nazionale; i giochi di abilità, le carte e i giochi di sorte a quota fissa; le scommesse a quota fissa con interazione diretta fra giocatori, cioè il betting exchange; il bingo. Un concessionario vince la gara e può gestire una o più di queste tipologie, non necessariamente tutte — e non necessariamente quella che interessa a te.
Il palinsesto è la chiave di volta pratica. L’art. 2, lett. s) definisce il «palinsesto» come il programma degli eventi e dei tipi di scommessa preparato dal concessionario e approvato da ADM, e non si può accettare una giocata su un evento che non stia dentro quel programma approvato. ADM lo aggiorna pezzo per pezzo: a settembre 2026 ha autorizzato la Setka Cup, con un operatore come primo partner, secondo la stampa di settore. Quali sport e quali tipi di scommessa un certo palinsesto contenga non è cosa che si legga in una lista pubblica. Si legge nel palinsesto stesso, dentro il sito di quel concessionario.
Le scommesse su eventi simulati hanno una definizione propria, l’art. 2, lett. v): sono gli eventi sportivi, ippici e di altro tipo generati al computer e mostrati tramite animazione o tramite un evento reale preregistrato, e rientrano nella concessione per le scommesse sportive. Nella pratica le trovi in una sezione «Virtuali». L’ippica invece è due cose distinte che conviene non confondere: le scommesse sulle corse dei cavalli, a quota fissa o a totalizzatore, dentro l’art. 6, comma 1, lett. a); e i «giochi di ippica nazionale», all’art. 6, comma 1, lett. c), con l’art. 2, lett. h) che li definisce come giocate di tipo totalizzatore — vincente, accoppiata, tris, quarté, quinté — che richiedono una concessione a sé. Se un marchio online raccolga oggi i totalizzatori di ippica nazionale è cosa che non risulta.
Il betting exchange merita una riga in più, perché è la tipologia che assomiglia di più a un’alternativa vera. È ammesso come gioco separato dall’art. 6, comma 1, lett. e) e definito dall’art. 2, lett. u): il giocatore può fare la punta o la banca, e il concessionario si limita a mettere in contatto i due in forma anonima. La documentazione di un operatore storico dell’exchange è riportata indicare regole ulteriori per i conti sull’exchange italiano, come una puntata minima in banca di 200 centesimi con incrementi da 50 centesimi; un articolo di stampa di settore del 2024 riferisce che sul giocatore non grava nulla sulle vincite, perché il prelievo cade sul concessionario. Quali marchi gestiscano oggi un exchange e con quali commissioni non risulta.
Sui limiti statutari alle puntate c’è una sorpresa per chi arriva da altri mercati. Un tetto in euro alle puntate sportive non risulta. Gli strumenti che mordono davvero sono due, e sono entrambi dalla parte del giocatore: i suoi autolimiti e il limite di deposito che sceglie in fase di registrazione. È una differenza culturale più che tecnica, e spiega perché il concessionario ti sembri più noioso del .com: non ha una regola che ti fermi, ha una regola che ti fa decidere prima.
Inibizione e oscuramento: come funziona il blocco dei domini in Italia
L’inibizione dei siti di gioco non autorizzati si fonda sull’articolo 102, comma 1, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126. Chi fornisce connessioni Internet è tenuto a consultare costantemente l’elenco dei siti inibiti, e il meccanismo è pubblico su ADM e sulla Guardia di Finanza: da un lato la lista dei siti legali legati ai concessionari, dall’altro quella dei domini il cui accesso è inibito.
ADM inibisce i domini che offrono o sponsorizzano gioco illegale reindirizzandoli verso una pagina con un’apposita avvertenza, che segnala che il sito richiesto è sprovvisto delle autorizzazioni necessarie per raccogliere giochi in Italia. Dall’aprile 2026 i domini inibiti vengono reindirizzati a una pagina di avviso di ADM al posto dell’indirizzo IP statico 217.175.53.72, ma entrambi i metodi restano attivi per un periodo di transizione; l’ultimo elenco dei siti inibiti è aggiornato al 13 ottobre 2026.
Quanto sia grande il fenomeno lo dicono i numeri. Un provvedimento del 24 settembre 2025 ha portato il totale a 11.481 domini, secondo la stampa di settore, e gli aggiornamenti del 2026 aggiungono da decine a centinaia di domini per volta. Nessuno di questi numeri scende. Il blocco però lavora a livello DNS, e alcuni fornitori di connettività restano indietro rispetto all’elenco; per questo i mirror ricompaiono in poche ore dopo un oscuramento. Il verbo che il settore usa per il risultato è «oscurati», ed è un verbo onesto: descrive cosa vedi tu, non cosa è successo al sito.
C’è poi il lato che non riguarda il giocatore ma la filiera, e che vale la pena conoscere perché spiega perché il blocco a volte slitta. L’art. 22 del D.Lgs. 41/2024 prevede una sanzione amministrativa da 30.000 a 180.000 € per ciascuna violazione accertata a carico dei fornitori di connettività e dei prestatori di servizi di pagamento che violino l’obbligo di inibizione imposto da ADM. Una cifra per violazione, non una tantum: un provider che non aggiorna le liste su più domini accumula posizioni distinte. Lo stesso art. 22, comma 1 prevede un regolamento, d’intesa con la Banca d’Italia, per impedire ai prestatori di servizi di pagamento di trattare denaro di gioco per operatori privi di concessione; l’entrata in vigore di quel regolamento è però non confermata.
E l’elenco delle inibizioni non è l’unica lista che conta. Dal 2007 ADM blocca i siti web privi delle autorizzazioni previste, e ricorda che solo i titolari di concessione possono offrire gioco a distanza con vincite in denaro. Sono quasi vent’anni di precedenti: l’inibizione non è una novità del 2026, è una politica che il 2026 ha solo reso più visibile.
Un ultimo sfregio alla retorica dell’alternativa: il blocco non tocca la pubblicità. La pubblicità la vieta un’altra norma, e la vieta a tutti.
Cosa rischia davvero chi gioca su un sito senza concessione
Qui bisogna essere precisi, perché sull’argomento girano due leggende opposte: che non rischi niente e che rischi il penale per una schedina da dieci euro.
La prima cosa da dire è che la regola del 1989 sull’ammenda e sull’arresto è una regola che, per come ADM stessa l’ha enunciata il 28 febbraio 2024, riguarda anche il giocatore. La legge 13 dicembre 1989, n. 401, art. 4 prevede l’arresto fino a tre mesi e un’ammenda per chi pubblicizza in Italia giochi, scommesse e lotterie accettate all’estero; e, come ADM ha scritto, «anche il partecipante alle scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi». Questa è la regola lato giocatore nella formulazione dell’autorità. L’importo in euro dell’ammenda e l’esistenza di casi concreti contro un giocatore non risultano.
Detta così sembra grave, ed è grave nella forma. Nella sostanza, quello che un lettore deve trattenere è che la posizione di chi gioca su un .com senza concessione non è quella di chi gioca su un .it: non è una zona grigia tollerata, è una zona per cui esiste una previsione sanzionatoria che l’autorità ha ritenuto di pubblicare. Quanto poi quella previsione venga applicata è una domanda a cui nessun dato pubblico risponde.
Sul fronte dell’operatore la regola è più netta. L’art. 4, comma 4-bis copre la raccolta di scommesse in Italia anche quando le giocate sono accettate all’estero, secondo la fonte di settore. Offrire gioco a giocatori in Italia senza concessione è illegale, punto. E la pubblicità ha un regime autonomo e più severo: la legge 401/1989 punisce chi pubblicizza in Italia giochi e scommesse accettati all’estero con l’arresto fino a tre mesi e l’ammenda, e ADM ha aggiunto che pubblicizzare operatori privi di concessione può comportare per i media, oltre alle conseguenze penali, specifici provvedimenti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Chi prende la pubblicità di un .com — una testata, un sito, un canale — si espone su un piano diverso da quello del giocatore, e più esposto.
Poi ci sono i rischi che non sono giuridici ma pratici, e sono quelli che nella realtà mordono per primi. Su un sito senza concessione non c’è il RUA: l’autoesclusione registrata nel Registro Unico degli Autoesclusi non lo raggiunge, e un giocatore che si è escluso da tutte le piattaforme italiane resta perfettamente attivo lì. Non c’è la vigilanza di ADM sui protocolli di deposito né sugli obblighi di messaggistica automatica su durata e spesa. Non c’è il foro italiano se nasce una controversia: una licenza di Curaçao, di Malta o di Anjouan non ha alcun valore in Italia, e il contenzioso si apre in una giurisdizione che non conosci, con un contratto scritto in una lingua che non parli. Il deposito limite che scegli in registrazione da un concessionario è un’obbligazione verso un’autorità italiana; da un .com è un’autocertificazione verso un privato estero.
La sintesi onesta, senza brand e senza nomi: la strada del .com mostra prezzi e condizioni che il regime italiano non consente di pubblicizzare, e in cambio non offre nessuna delle protezioni che il regime italiano impone. Non è un affare con un difetto. È un altro contratto, con un’altra controparte, in un altro Paese.
Decreto Dignità e bonus di benvenuto: perché il .it ne parla poco
Il divieto pubblicitario italiano ha un nome che tutti conoscono: Decreto Dignità, art. 9 del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, convertito con legge 96/2018, in vigore. ADM lo cita il 28 febbraio 2024: «è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e internet». L’enforcement è di AGCOM, con una sanzione del 20 % del valore della pubblicità e comunque non inferiore a 50.000 € per violazione.
Ecco spiegato un fatto che altrimenti sembra inspiegabile: perché i concessionari italiani, cercandoli, sembra non facciano promozioni. Non è che non ne abbiano. È che non possono pubblicizzarle. Il «bonus di benvenuto» è il termine degli operatori e continua a esistere: il divieto riguarda la pubblicità, non l’esistenza dell’offerta. Nessun tetto statutario al bonus e nessun tetto ai requisiti di puntata risulta previsto, il che significa che importi, rigioco e quote minime vengono dai termini e condizioni di ciascun operatore e da lì soltanto.
Il quadro sanzionatorio è meno monolitico di quanto sembri, e vale la pena saperlo perché tocca la pubblicità che vedi o non vedi. La stampa di settore riferisce che nel 2025 AGCOM non ha registrato sanzioni per violazioni del divieto; il TAR Lazio, con ordinanza n. 15037 del 29 luglio 2025, ha rimesso alla Corte costituzionale la questione del minimo fisso di 50.000 €; e pendono due rinvii pregiudiziali alla Corte di giustizia dell’Unione europea, C-421/24 sulla responsabilità delle piattaforme e C-194/25 sulla necessità di notificare il divieto. Una norma in vigore con un minimo contestato e due questioni europee aperte non è una norma ferma, e non è nemmeno una norma abrogata: è una norma che si applica e che si discute. In più, e qui la cronaca entra nel merito, un emendamento proposto da Forza Italia alla legge di bilancio 2026 per togliere il divieto in caso di pubblicità indiretta, come le sponsorizzazioni, è allo stato una proposta e non una legge; il suo esito non risulta e alla data della verifica la norma è in vigore.
Fuori dal recinto pubblicitario, il decreto ha anche una faccia poco citata: promuove la pubblicità del gioco pubblico che serva a un gioco sicuro e responsabile (art. 3, lett. l) e consente al concessionario di diffondere messaggi sociali o di gioco responsabile con il proprio logo (art. 3, lett. m; art. 15, comma 3). Tradotto: il legislatore vieta di dirti «bonus fino a 1.000 €» e permette di dirti «gioca con giudizio, con il nostro marchio in basso». Chi trova la seconda cosa più fastidiosa della prima ha capito il meccanismo.
Resta un fraintendimento da smontare, perché è il motore di tutta la ricerca di siti «non AAMS». Il divieto pubblicitario non ha trasformato gli operatori italiani in operatori senza bonus. Ha trasformato gli operatori stranieri nel posto dove il bonus si vede. La visibilità di un’offerta non è un’informazione sul suo valore. Un bonus che leggi in grande su un sito non è più generoso di uno che leggi in piccolo su un altro: è solo più pubblicizzato, e nel caso del .com nessuna norma italiana impedisce di pubblicizzarlo.
Gioco responsabile: autoesclusione, RUA e limiti di deposito
La parte di tutela è quella che in un confronto fra strade pesa più di ogni quota, ed è anche la più tecnica. La norma di riferimento è l’art. 15, comma 1 del D.Lgs. 41/2024, che elenca gli strumenti obbligatori: autolimiti su tempo, spesa e perdita; limiti sugli importi depositati in un periodo definito, fissati dal concessionario in base all’età e al comportamento del giocatore secondo protocolli approvati da ADM; messaggi automatici su durata e spesa; strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto; e un canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana per otto ore al giorno. La cifra del limite di deposito che ADM fissa nel bando di gara non risulta.
L’autoesclusione è la parte che fa la differenza sostanziale fra un .it e un .com, e funziona per un motivo semplice: è centralizzata. Il RUA, il Registro Unico degli Autoesclusi, istituito nel 2018, blocca ogni piattaforma di gioco online autorizzata in Italia — indipendentemente dal concessionario presso cui l’esclusione è stata chiesta — e blocca anche le sale sul territorio. Chiedere l’autoesclusione da un operatore vale su tutti. È l’unico strumento del sistema che abbia la forma di un interruttore generale, e vale esattamente quanto vale la sua estensione: sui siti senza concessione, semplicemente non arriva. Un giocatore autoescluso che apre un conto su un .com sta usando lo strumento di tutela più forte del sistema italiano con il principale dei suoi buchi aperto.
I periodi dell’autoesclusione sono materia viva in questo momento. I termini di un concessionario prevedono l’autoesclusione per 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia; dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, oppure è indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi. Il secondo regime è quello che conta se stai decidendo adesso: 7 giorni come minimo, 270 come massimo, e una finestra lunga per il ritorno. Una stampa di settore riferisce che le forme parziali di esclusione partono dal 1° febbraio 2026. Chi conosceva solo il meccanismo dei 30, 60 e 90 giorni sta guardando un sistema vecchio.
I limiti di deposito hanno una meccanica che conviene capire prima di sceglierli, perché è pensata per una direzione sola. In registrazione un concessionario chiede di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile; un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo 7 giorni. La asimmetria è il punto: puoi stringere quando vuoi, allentare richiede una settimana. Detta in altro modo, il sistema presume che la fretta stia sempre dalla parte sbagliata, e ti fa aspettare solo quando la fretta è la tua.
L’identità è l’altro pilastro, e non è un formalismo. Un conto di gioco richiede l’identificazione completa. Un concessionario rimanda alle procedure con SPID e con CIE accanto alla registrazione classica, e il gioco è vietato ai minori di 18 anni, che l’art. 3, comma 1, lett. a) del D.Lgs. 41/2024 nomina come principio di «tutela dei minori di età». Senza SPID il conto va validato entro 30 giorni, altrimenti viene sospeso e i prelievi bloccati, come dichiarano le pagine degli operatori. Trenta giorni è il tempo che separa un conto che funziona da uno che ti tiene dentro il saldo senza lasciartelo portare via.
C’è poi un obbligo che non riguarda il giocatore ma dice come il sistema intende la propria parte. L’art. 15, comma 2 impone a ogni concessionario di spendere lo 0,2 % del proprio ricavo netto, fino a un massimo di 1.000.000 € l’anno, in campagne informative o di comunicazione responsabile su temi stabiliti da una commissione governativa. Un milione di euro l’anno è un tetto, non un obiettivo; ma è la cifra che il legislatore ha ritenuto di scrivere in una norma, e non è zero.
Il contatto diretto per chi ha un problema è un numero, ed è lo stesso che trovi anche dentro le app dei concessionari: il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22.
Pagamenti, ricariche e conto di gioco: quel che cambia senza concessione
La movimentazione del denaro è la parte dove il sistema italiano ha regole scritte e il .com ne ha di proprie, e dove conviene capire come si entra e come si esce.
Il canale più caratteristico è quello dei punti vendita ricariche, disciplinato dall’art. 13 del D.Lgs. 41/2024. ADM tiene un registro dei punti di ricarica — tabaccai e ricevitorie — e questi possono alimentare il conto online solo su richiesta del titolare dopo identificazione, con gli strumenti che il titolare ha già comunicato al concessionario oppure in contanti fino a 100 € a settimana in totale. Non possono pagare vincite né erogare saldo. L’iscrizione al registro costa 100 € l’anno. Sono due limiti che vale la pena leggere insieme: il contante in ricarica è tappato a 100 € a settimana, e il punto vendita non è un punto di prelievo. Chi immagina il tabaccaio come uno sportello di cassa si sta sbagliando su tutta la linea.
Sui binari digitali, le pagine di confronto mostrano presso i concessionari ADM carte, PostePay e altre prepagate, portafogli elettronici come PayPal, Skrill e Neteller, Satispay, bonifico, voucher e ricariche in contanti in tabaccheria (SisalPay, Mooney). L’elenco proprio di ciascun operatore sta nei suoi termini e condizioni. Le criptovalute presso i concessionari ADM sono una materia non definita, e nessuna norma che nomini binari approvati risulta.
Il punto vero è un altro, ed è quello che rende la scelta fra le due strade meno teorica di quanto sembri. L’accesso al sistema dei pagamenti è il collo di bottiglia dell’offerta senza concessione. Un .com non ha un punto vendita ricariche in Italia, non ha un canale in contanti tappato a 100 €, e non ha un concessionario che risponda a un’autorità italiana del denaro che gli hai affidato. Deve lavorare con carte, bonifici e portafogli elettronici internazionali, con commissioni di cambio, tempi di accredito e procedure di verifica che cambiano da caso a caso e che non sono soggette a nessun protocollo approvato. Il deposito è facile; il prelievo è il momento in cui le due strade si separano davvero.
Un’ultima cosa sulle tasse, perché è l’argomento che tutti usano e quasi nessuno argomenta. L’imposta unica sulle scommesse a quota fissa (D.Lgs. 23 dicembre 1998, n. 504, art. 4, come modificato dalla legge di bilancio per il 2025) è del 20,5 % se la raccolta avviene sulla rete fisica e del 24,5 % se avviene a distanza, calcolata sulla differenza fra le puntate e le vincite; le scommesse a quota fissa sull’ippica pagano le stesse aliquote, prima al 43 % e al 47 %; le giocate su eventi simulati pagano il 24,5 % sull’importo raccolto al netto delle vincite restituite. È il concessionario a pagarla, non tu. Se bonus entrino nella base imponibile non risulta. E la conseguenza per il giocatore la riporta la stampa di settore: le vincite pagate da un concessionario ADM non sono tassate in capo al giocatore e non si dichiarano, perché il prelievo cade sul concessionario, che versa «alla fonte» e ti accredita la somma netta. È una ricostruzione della stampa, non una pagina dell’amministrazione finanziaria, quindi il consiglio finale è quello che darebbe qualunque professionista: consultare un commercialista.
Su un sito senza concessione la logica si ribalta, ed è il punto che molti fanno fatica a credere. La risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 141/E del 30 dicembre 2010 tratta le vincite online come «redditi diversi» (art. 67, comma 1, lett. d, TUIR), anche per i siti registrati od ospitati all’estero, imponibili ai sensi dell’art. 69 TUIR per l’intero importo ricevuto, senza deduzioni. La lettura pratica è: nessuna ritenuta alla fonte e una dichiarazione nel Modello Redditi PF o nel 730. L’aliquota IRPEF applicata non risulta, e la posizione va riassunta così: andrebbero dichiarate come redditi diversi secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate; non è consulenza fiscale. Chi cerca nel .com la strada per non pagare tasse sta cercando nel posto sbagliato, e il conto lo presenta un modello dichiarativo.
Fondamenti di una giocata: quota, margine e cosa resta al bookmaker
Qui si arriva al fondo del problema, che non è giuridico ma aritmetico.

La quota è il prezzo di una scommessa, e in Italia si scrive con la virgola: 1,85. La quota non è una previsione. È un numero che l’operatore costruisce partendo da una stima di probabilità e aggiustando verso l’alto per la parte che trattiene. La relazione è elementare: la quota implicita di un esito è 1 diviso la quota, e la somma delle quote implicite di tutti gli esiti di un mercato fa più di 100 %. Quella differenza è il margine del bookmaker. Detto al contrario, il payout è la quota di tutte le puntate che quel mercato restituisce: si calcola come 1 diviso la somma degli inversi delle quote di tutti gli esiti, e il margine è 100 % meno il payout.
Prendi un mercato a due esiti — è un esempio, non un prezzo quotato da nessuno — con quota 1,90 su entrambe le parti. La somma degli inversi è 1/1,90 + 1/1,90, che fa 1,0526 circa. Il payout è quindi 1 diviso 1,0526, cioè circa 0,95: il 95 % di quanto viene puntato su quel mercato torna indietro come vincite, e il 5 % è il margine. Quel cinque per cento non è un costo che paghi alla cassa. È già dentro la quota, e non lo vedi.
E qui si scioglie l’enigma del .com generoso. Un margine più basso produce quote più alte sullo stesso evento, quindi il .com che ti offre 2,05 dove il concessionario offre 1,90 non sta regalando niente: sta lavorando con una trattenuta più sottile. Ci guadagni sulla singola giocata, ed è un guadagno reale. Quello che paghi in cambio è tutto il resto di questa pagina: nessun RUA, nessuna vigilanza sui protocolli, nessun foro italiano, e una previsione sanzionatoria che l’autorità ha ritenuto di enunciare. Nessuno dei due prezzi è falso. Stai solo decidendo quale dei due sconti ti interessa.
Vale la pena fissare un ultimo punto sul margine perché è l’errore di lettura più comune: il margine riguarda un mercato, non un operatore e non uno sport. La trattenuta su un 1X2 non è quella su un Under/Over, quella su un Under/Over non è quella su un mercato marcatori, e un combo di tre eventi ha una matematica tutta sua perché le quote delle singole giocate si moltiplicano in un prezzo unico. Un margine basso su un mercato non dice niente sul resto del palinsesto.
Quanto costa, in pratica, una settimana di gioco
La matematica qui sopra diventa utile quando la applichi a una cifra che conosci. Prendi un esempio dichiarato: 100 € di puntate in una settimana, giocate una volta sola, su un mercato a due esiti con quota 1,90 su entrambe le parti, il cui payout è quello calcolato sopra, il 95 %, e il cui margine è quindi il 5 %. Il costo atteso di quella settimana è il prodotto fra il volume giocato e il margine del mercato: il 5 % di 100 €, cioè circa 5 €.
Cosa dice quel numero e cosa non dice. Non dice che perderai 5 €: dice che su puntate di quella forma, ripetute nel tempo, la trattenuta media del mercato vale all’incirca 5 € ogni 100 € giocati, e che il resto — novantacinque euro su cento — ti torna indietro sotto forma di vincite. È una stima statistica, non un esito per la tua settimana, che finirà tutta da una parte o tutta dall’altra. Se il volume settimanale raddoppia, il costo atteso raddoppia con lui; se giochi su un mercato con margine più alto, il costo sale anche a volume invariato.
La parte interessante è il rapporto con il limite di deposito, e qui conviene essere chiari su una cosa che si confonde spesso: sono due grandezze diverse. Il limite di deposito che scegli in registrazione misura quanto denaro entra nel conto in un periodo — ed è l’unico dei due che ADM conosce, perché il concessionario lo registra secondo protocolli approvati. Il volume giocato misura quanto denaro passa per il mercato. Tra i due c’è il ricircolo: le stesse 100 € depositate, se le rigiochi più volte, generano un volume più alto del deposito, e ogni passaggio paga la trattenuta del mercato. Un conto con un limite settimanale basso e un giro di giocate alto consuma margine molto più di quanto il limite lasci intendere. Il deposito limite non è un tetto alle perdite: è un tetto al rifornimento, e la differenza è tutta lì.
Come si valuta un operatore autorizzato: i criteri che uso
Il verdetto su un bookmaker non si costruisce sull’entusiasmo per un bonus. Si costruisce su cinque cose verificabili, e la prima vale più delle altre quattro insieme.
Il numero di concessione. È la prova che l’operatore ha titolo per raccogliere gioco in Italia, ed è un dato che l’operatore stesso dichiara nei propri termini. Nel confronto qui sotto ogni riga ne porta uno. Quei numeri stanno tutti nell’elenco pubblico di ADM, ma notare questo non basta: la concessione è per sito, non per società. Un gruppo può gestire più domini, e il tuo conto sta su uno solo.
La corrispondenza fra marchio e ragione sociale. Il concessionario raramente porta il nome del marchio. Alcuni dei domini più noti appartengono a società che non hanno nulla del nome nella propria denominazione. Se vuoi sapere con chi stai davvero firmando, devi leggere la ragione sociale e non il logo.
Il tipo di offerta. Qui l’analisi si fa noiosa e va fatta lo stesso: un bonus in denaro non è un free bet, un free bet è un importo di cui di solito non ti viene restituita la puntata in caso di vincita, un bonus di verifica subordinato all’invio dei documenti non è lo stesso prodotto di un accredito immediato, e un requisito di rigioco è un requisito di rigioco. La forma dell’offerta decide quanto vale, prima di ogni cifra.
La profondità del palinsesto. Numero di eventi, numero di mercati per evento e presenza di tipologie di scommessa — singola, multipla, sistema — dicono se il concessionario interpreta il calcio e basta o se copre altro. È anche la voce dove le differenze fra i brand sono maggiori, e dove la lista di ADM non ti aiuta in nulla.
Le funzioni che ti danno una via d’uscita. Il cash out è la più importante, perché è l’unico strumento che ti consente di chiudere una giocata prima che l’evento finisca. Non è una cortesia: è la possibilità di trasformare una posizione aperta in una cifra definita.
La classifica degli operatori con concessione ADM
Dieci marchi, tutti su dominio .it, tutti con un numero di concessione dichiarato. Non è una classifica per generosità del bonus — quella classifica non esiste, perché il divieto pubblicitario la rende impossibile — ed è una classifica per ciò che distingue un’offerta dall’altra: il palinsesto, gli strumenti, le modalità di identificazione, la struttura dell’eventuale benvenuto.
Un confronto di questo tipo ha un limite strutturale che conviene mettere in chiaro subito, perché non è una svista ma una condizione del mercato. Nessuna tabella può dirti se questi dieci marchi offrono scommesse sportive basandosi sull’elenco di ADM: la lista non ha una colonna per i giochi, quindi un numero di concessione prova l’autorizzazione a raccogliere gioco a distanza, non il prodotto. Il prodotto lo prova il sito dell’operatore. Per questo l’ultima colonna raccoglie ciò che ciascun marchio dichiara nei propri termini.
| Marchio | Numero di concessione e concessionario | Cosa dichiarano i termini dell’operatore |
|---|---|---|
| StarCasinò | ADM n. 16026, Azzurri Limited | L’app copre i principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie tipologie di scommessa sportiva, accanto a slot e Live Casinò |
| Sisal | ADM n. 16020, Sisal Italia S.p.a. | Oltre 1.000 eventi al giorno e più di 15.000 eventi live, con diretta streaming gratuita di calcio, volley, tennis e basket |
| Betsson | ADM n. 16027, Azzurri Limited | Scommesse pre-match e live su migliaia di eventi, con mercati 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo |
| SNAI | ADM n. 16032, Snaitech Spa | Singole, multiple e sistemi, con risultato esatto, numero di goal, tiri in porta, cartellini e rigori, e funzione Cash Out |
| Eurobet | ADM n. 16012, Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale | Palinsesto dal calcio, tennis e basket a Formula 1, MotoGP, baseball, volley, ciclismo, rugby, golf e scacchi, fino a spettacolo e politica |
| bet365 | ADM n. 16030, Hillside (New Media Malta) Plc | Official Global Betting Partner della UEFA Champions League; Premier League, Champions League, ippica, boxe, freccette, basket, golf e tennis, pre evento e live |
| Goldbet | ADM n. 16009, Goldbet Better Organization Italy S.p.a. (GBO Italy) | Schedine Live, Pre-match, Singole, Multiple e Sistemi su tutti i campionati di calcio e su altri sport |
| Planetwin365 | ADM n. 16007, Pwo S.p.a. | Campionati nazionali ed europei — Serie A, Serie B, Coppa Italia, Serie C, Premier League, Bundesliga, La Liga — più di 20 tipologie di sport con risultati in diretta |
| AdmiralBet | ADM n. 16048, Admiral Bet S.r.l. | Registrazione classica con documento in .pdf, .jpg o .png oppure SPID di livello 2 con OTP; limiti di ricarica, spesa e tempo scelti in registrazione |
| BetFlag | ADM n. 16008, Betflag S.p.a. | Apertura del conto con procedure di identificazione SPID e CIE accanto alla registrazione classica |
La colonna dei numeri è quella che dice meno di quanto sembri. Cinque cifre identificano un dominio, non una qualità: non esiste un numero di concessione migliore di un altro, e chi ti vende una classifica in base al codice sta vendendo una gerarchia che non esiste. Quello che il numero fa è un’altra cosa, ed è decisiva: ti dà un riferimento da incrociare con l’elenco ADM prima di depositare. Due minuti, un confronto, e sai se stai parlando con un concessionario. Non esiste un controllo più rapido con un rendimento più alto.
La colonna dei concessionari, invece, è quella che sorprende. Leggendo la tabella si scoprono due cose che il marketing non mette in vetrina. La prima è che due marchi che si presentano come concorrenti sul mercato italiano — Betsson e StarCasinò — fanno capo alla stessa società, Azzurri Limited, con due concessioni distinte e due siti distinti. La seconda è che nessuno dei nomi in tabella è, in senso stretto, il concessionario: Eurobet è Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale, Goldbet è Goldbet Better Organization Italy S.p.a., e così via. Il marchio è la faccia, la società è la controparte. Se un giorno dovessi far valere un diritto contro un operatore, la seconda è il nome che scriveresti.
Il limite della tabella è il terzo elemento, e va detto senza girarci intorno: la colonna di destra riporta ciò che ciascun operatore dichiara, e non ciò che il concessionario è formalmente autorizzato a offrire. Le due cose non coincidono per costruzione, perché ADM non pubblica il dettaglio per gioco. La colonna di destra è quindi un’informazione di prodotto fornita dall’operatore, la colonna di sinistra un’informazione di autorizzazione fornita dal regolatore. Sono due fonti con due nature diverse, e leggerle come se fossero la stessa cosa è l’errore che questa tabella serve a evitare.
C’è una nota di colore che vale la pena, perché in questa tabella c’è un’assenza che ha un significato. Fra i dieci marchi non compare nessun marchio che la stampa e i lettori associano tipicamente alla ricerca «non AAMS» — nessuno di quei domini .com che dominano le prime posizioni di ricerca. Non è una dimenticanza: l’elenco di ADM letto il 25 ottobre 2026 ha 52 righe con codici da 16000 a 16051, e marchi come Unibet, Betway, 1xBet e 22bet non sono fra quelle righe. Un confronto fra operatori autorizzati non può contenere chi non ha l’autorizzazione, e questa è la ragione per cui l’offerta «senza concessione» resta in questa pagina un fenomeno descritto e mai nominato.
I dieci marchi, uno per uno
StarCasinò: il casinò che ha anche il calcio
La licenza è ADM n. 16026, intestata ad Azzurri Limited, e il sito di riferimento è il .it del marchio. L’app permette di scommettere sui principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie tipologie di scommessa sportiva, accanto alle slot e al Live Casinò.
La lettura è quella che il nome suggerisce e la licenza non dice: il prodotto principale è il casinò, e il bookmaker è un’ala della casa. Non è un difetto, è una specializzazione, e cambia il tipo di giocatore a cui l’offerta si adatta. Chi apre un conto qui per una multipla di Serie A e una slot la sera sta usando la piattaforma come è stata pensata. Chi cerca profondità di mercati su un campionato minore o su uno sport di nicchia troverà meno di quello che trova altrove, e la ragione sta nel palinsesto, non nella licenza. Che il marchio condivida la società con un altro nome in questa lista è l’informazione più utile della riga: due offerte diverse, un solo bilanciamento.
Sisal: il palinsesto più profondo, e lo streaming incluso
Concessione ADM n. 16020, Sisal Italia S.p.a., sito .it del marchio. L’app indica oltre 1.000 eventi al giorno per le scommesse sportive e più di 15.000 eventi live, con diretta streaming gratuita di partite di calcio, volley, tennis e basket.
Quindicimila eventi live è un numero che non va letto come qualità, ma come copertura, e cambia il tipo di giocata a cui serve. Chi punta quasi soltanto sulle partite del fine settimana non userà mai quella profondità; chi entra nel vivo di un torneo minore di tennis o di un campionato di volley sì, e la diretta streaming cambia il modo in cui guarda l’evento, perché vedere il match è la differenza fra giocare e tifare. Sulle tipologie l’offerta è esplicita: tra le scommesse proposte figurano la Scommessa DUO, la Supercombo, la Supercoppia, i mercati Goal, No Goal e Multigoal e le giocate su tiri in porta, rigori ed espulsioni, e la funzione Cash Out permette di chiudere la giocata prima che l’evento finisca. La combinazione fra un cash out e un palinsesto di quelle dimensioni è il vero prodotto del marchio: non il prezzo di una singola quota, la possibilità di gestire una posizione.
Betsson: il bookmaker che non fa il casinò, pur avendo il casinò
Concessione ADM n. 16027, Azzurri Limited, sito .it del marchio. L’app offre scommesse pre-match e live su migliaia di eventi, con mercati come 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo.
I mercati elencati sono i fondamentali del calcio, elencati per nome, e la scelta di elencarli dice qualcosa: un operatore che mette i marcatori accanto al Goal/NoGoal sta descrivendo un offerta da palinsesto ampio, non da singola partita. Il marchio condivide la società con StarCasinò, e la differenza fra i due non è nella licenza ma nella presentazione: qui il calcio sta davanti e il casinò sta dietro, mentre lì è il contrario. Per chi confronta le due offerte questo è il punto da verificare, perché due concessioni distinte fanno capo alla stessa struttura e il conto resta comunque separato. Chi cerca pre-match e live con una gamma di mercati completa sul calcio ha davanti il candidato più diretto di questa lista.
SNAI: il cash out come funzione di sistema, non come extra
Concessione ADM n. 16032, Snaitech Spa, sito .it del marchio. L’app offre scommesse singole, multiple e sistemi, con mercati sul risultato esatto, sul numero di goal, sui tiri in porta, sui cartellini e sui rigori, e la funzione Cash Out per chiudere le schedine prima della fine dell’evento.
Le tre tipologie di giocata — singola, multipla, sistema — coprono l’intera gamma strutturale, e la presenza del sistema accanto alla multipla distingue l’offerta da quelle che si fermano alle prime due. Il sistema è la giocata che il giocatore esperto chiede e che le piattaforme più orientate al casinò non mettono in evidenza, ed è il segno di un prodotto pensato per chi segue il calcio con continuità. I mercati elencati sono quelli del gioco vero — tiri in porta, cartellini, rigori — non quelli di facciata, e il cash out completa il quadro: con un sistema aperto su più partite, poter chiudere prima che l’ultima finisca è una funzione che vale più di un punto di quota. La copertura è quella di un operatore tradizionale italiano, e chi cerca un listino di scommesse completo trova qui la forma piena.
Eurobet: il palinsesto che esce dal calcio e non si scusa
Concessione ADM n. 16012, Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale, sito .it del marchio. L’app offre un palinsesto che va da calcio, tennis e basket a Formula 1, MotoGP, baseball, volley, ciclismo, rugby, golf e scacchi, fino a eventi di spettacolo — musica, cinema, tv e reality show — e di politica, come le elezioni.
Questo è il palinsesto più largo della lista, e la sua stranezza è il punto. Gli scacchi e le elezioni non sono un errore di catalogazione: sono la dimostrazione che il palinsesto approvato non coincide con il catalogo degli sport, e che un concessionario può spingere la definizione di evento molto lontano. Per chi guarda Formula 1, MotoGP o una partita di baseball trasmessa a ore impossibili, la differenza fra questo marchio e un bookmaker tutto-calcio non è di grado, è di esistenza dell’offerta. Il rovescio della medaglia sta nella stessa elencazione: un operatore che copre dieci sport e gli scacchi non può avere la profondità di mercati di chi copre il calcio e basta, e chi cerca dieci mercati su una partita di Serie C sta guardando la piattaforma sbagliata. Qui si sceglie l’ampiezza, non il dettaglio.
bet365: il partner globale con un vantaggio di visibilità
Concessione ADM n. 16030, Hillside (New Media Malta) Plc, sito .it del marchio. Il marchio si presenta come Official Global Betting Partner della UEFA Champions League e offre scommesse su Premier League, Champions League, ippica, boxe, freccette, basket, golf e tennis, pre evento e live.
Il paradosso di questo marchio in Italia è tutto qui: la partnership europea più visibile del settore sportivo non può essere spesa in pubblicità nel mercato italiano, per il divieto che vale per tutti, e resta un fatto che il marchio dichiara di sé. Il valore pratico per il lettore è un altro, e sta nel mix di sport: la Champions League e la Premier League accanto a freccette, boxe e ippica compongono un catalogo trasversale, con una quota di eventi internazionali che i marchi orientati al campionato italiano coprono meno. È anche l’unico nome della lista che il regolatore ha collegato a un evento autorizzato di recente: l’aggiunta al palinsesto della Setka Cup, autorizzata da ADM a settembre 2026, ha visto questo operatore come primo partner secondo la stampa di settore. Un palinsesto che cresce per autorizzazioni successive è il segno di un’offerta che si muove, e chi gioca su eventi non convenzionali se ne accorge prima degli altri.
Goldbet: la verifica dell’identità che allunga il benvenuto
Concessione ADM n. 16009, Goldbet Better Organization Italy S.p.a. (GBO Italy), sito .it del marchio. L’app permette di giocare schedine Live, Pre-match, Singole, Multiple e Sistemi su tutti i campionati di calcio e su altri sport; scaricando l’app e registrandosi si può ricevere il bonus di benvenuto.
La riga del benvenuto è quella che va letta con più calma di tutte, perché contiene un meccanismo e non una promessa. Il bonus è legato al percorso — scaricare l’app e registrarsi — e il percorso passa per l’identificazione del conto, che è la stessa per tutti i concessionari e che senza SPID ha un termine di 30 giorni oltre il quale il conto viene sospeso e i prelievi bloccati. Chi si registra di fretta pensando al benvenuto e rimanda i documenti si trova in quella finestra. Le tipologie di giocata sono le tre canoniche con il live accanto, la copertura parte dai campionati di calcio e si estende ad altri sport senza dettagliare quanto, e il nome della società che gestisce il marchio è uno dei più espliciti della lista: Goldbet Better Organization Italy S.p.a. è l’operatore, Goldbet è l’insegna.
Planetwin365: venti sport, elencati per campionato
Concessione ADM n. 16007, Pwo S.p.a., sito .it del marchio. L’app copre i principali campionati di calcio nazionali ed europei — Serie A, Serie B, Coppa Italia, Serie C, Premier League, Bundesliga, La Liga — e competizioni come Champions League, Europa League e Conference League, oltre a più di 20 tipologie di sport con risultati in diretta.
Qui l’elencazione per nome è la notizia: un operatore che scrive Coppa Italia e Serie C accanto a Bundesliga e La Liga sta dichiarando di coprire il calcio italiano in profondità, non solo la vetrina. Per chi segue la Serie C — undici partite, pubblico ridotto, palinsesti che la maggior parte delle piattaforme liquida con due mercati — vedere la categoria nell’elenco ufficiale del prodotto cambia l’offerta più di qualunque quota. Le più di 20 tipologie di sport e i risultati in diretta completano un profilo che punta sull’estensione orizzontale: non il mercato più esotico, la copertura più larga del calcio che si guarda. Il limite implicito è nella stessa ampiezza: chi cerca dieci mercati sui tiri in porta di una partita di Serie A non è il destinatario di questo listino.
AdmiralBet: la registrazione come punto di partenza, non come formalità
Concessione ADM n. 16048, Admiral Bet S.r.l., sito .it del marchio. Il conto si apre con registrazione classica, caricando fronte e retro di un documento valido in formato .pdf, .jpg o .png, oppure con SPID di livello 2, che richiede anche un codice temporaneo (OTP) e importa i dati automaticamente. In registrazione il marchio chiede di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco (giornalieri, settimanali e mensili); un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo 7 giorni.
Questa è l’unica riga della lista in cui la registrazione è il prodotto, e la ragione sta nel fatto che le due alternative non si equivalgono. Il caricamento manuale del documento ti lascia il rischio dei 30 giorni se non concludi la verifica; lo SPID di livello 2, con l’OTP e l’importazione automatica dei dati, ti mette in una posizione diversa dal primo minuto. La scelta che fai in apertura, poi, non è un optional da rimandare: i tre limiti — ricarica, spesa e tempo di gioco (giornalieri, settimanali e mensili) — vengono impostati mentre il conto nasce, e la loro asimmetria è quella di sistema, un limite che si abbassa subito e una settimana di attesa per alzarlo. La partita fra le due strade descritte in questa pagina si gioca qui, in una schermata di registrazione: un conto che nasce con i limiti già scritti è un conto che ti chiede di decidere quanto sei disposto a perdere prima di cominciare.
BetFlag: identificazione con SPID e CIE accanto alla via tradizionale
Concessione ADM n. 16008, Betflag S.p.a., sito .it del marchio. Per aprire il conto il sito rimanda alle procedure di identificazione con SPID e con CIE, accanto alla registrazione classica; il gioco è vietato ai minori di 18 anni.
Il marchio apre l’identificazione a entrambi i sistemi di identità digitale, e la differenza rispetto a chi offre il solo SPID è meno marginale di quanto sembri. CIE, la carta d’identità elettronica, è il documento che un numero crescente di italiani ha in tasca per ragioni che non hanno nulla a che vedere col gioco, e poterla usare per aprire il conto elimina il passaggio dal provider di identità. Per chi si registra, la sostanza è una sola: due percorsi su tre non passano dal caricamento di un documento e non espongono al termine dei 30 giorni. L’avvertenza sui 18 anni che compare accanto chiude il cerchio sul principio di tutela dei minori che la legge pone a fondamento del sistema. È l’ultimo nome della lista e uno dei più sobri per offerta: chi cerca un conto che si apra con l’identità digitale che già possiede, senza fronzoli e senza palinsesto da vetrina, trova qui la forma più essenziale fra i dieci.
Domande frequenti sulle scommesse non AAMS
Quali rischi si corrono su un sito di scommesse non AAMS?
I rischi sono di tre tipi. Non avere il RUA significa giocare senza l’autoesclusione valida su tutte le piattaforme italiane. Non avere un foro italiano significa litigare in una giurisdizione straniera se nasce una controversia. E, come ADM ha enunciato il 28 febbraio 2024, il partecipante a scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi.
Come si verifica che un bookmaker abbia la concessione ADM?
Si incrocia il numero di concessione dichiarato dall’operatore nei propri termini e condizioni con l’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza che ADM tiene pubblico. La concessione è per sito, non per società, quindi il confronto va fatto sul dominio che stai usando. La lista non ha una colonna per i giochi: prova l’autorizzazione, non il prodotto.
Che cos’è il RUA e come funziona l’autoesclusione?
Il RUA è il Registro Unico degli Autoesclusi, istituito nel 2018. L’autoesclusione registrata blocca tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia, indipendentemente dal concessionario presso cui è stata chiesta, e anche le sale sul territorio. I periodi vanno da 7 a 270 giorni oppure sono indeterminati, con revoca possibile dopo 9 mesi. I siti senza concessione non vi sono collegati.
Che cosa vieta il Decreto Dignità in materia di pubblicità delle scommesse?
L’art. 9 del D.L. 87/2018 vieta qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi e scommesse con vincite in denaro, su qualunque mezzo, internet compreso. AGCOM applica una sanzione del 20 % del valore della pubblicità e comunque non inferiore a 50.000 € per violazione. Il divieto riguarda la pubblicità, non l’esistenza dei bonus.
Quali limiti di deposito si impostano su un bookmaker con concessione ADM?
In registrazione il giocatore sceglie un limite settimanale o mensile, e l’operatore chiede anche un tetto alla ricarica e al tempo di gioco, con cadenza giornaliera, settimanale o mensile. Un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo 7 giorni. La cifra fissata da ADM nel bando di gara non risulta. Il limite misura il rifornimento, non le perdite.
Le vincite delle scommesse sportive sono tassate in Italia?
Le vincite pagate da un concessionario ADM non sono tassate in capo al giocatore, che riceve la somma netta e non la dichiara, perché il prelievo cade sul concessionario: è una ricostruzione della stampa di settore, quindi conviene consultare un commercialista. Le vincite da siti esteri andrebbero invece dichiarate come redditi diversi secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010.
Siti non AAMS ed esteri – sitiscommlicenza.com
Contenuto creato dal team «sitiscommlicenza.com»
